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Quanta percentuale del portafoglio riservare al rischio? Strategie di allocazione intelligenti

Data pubblicazione: 21 agosto 2025

Autore: Federico Lo Bianco

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Rappresentazione visiva dell'articolo: Quanta percentuale del portafoglio riservare al rischio?

Strategie di allocazione intelligenti


Quando si parla di investimenti, la domanda “quanta parte del mio portafoglio posso mettere a rischio?” è come chiedere “quanto peperoncino metto nella pasta?”.

Dipende dai gusti, ma anche da quanto sai resistere al bruciore.

Il problema è che molti investitori si concentrano solo sul rendimento potenziale, dimenticando che il rischio non è un concetto astratto: è ciò che ti fa oscillare il valore in portafoglio e, a volte, anche il sonno. Decidere la giusta percentuale da destinare a strumenti più volatili non è una questione di coraggio, ma di metodo.

Capire la propria tolleranza al rischio

Prima di parlare di percentuali, ci sono due domande che devi porti:

  1. Orizzonte temporale - Se i soldi ti servono tra 2 anni per comprare casa, devi ragionare in modo molto più prudente di chi investe per obiettivi a 20 o 30 anni.
  2. Resistenza emotiva - Puoi anche avere la strategia migliore al mondo, ma se al primo -10% in borsa inizi a vendere tutto, il problema non è il mercato: sei tu che hai impostato troppo rischio rispetto alla tua tolleranza.


Molti pensano che tolleranza al rischio significhi solo sopportare le perdite, ma è anche saper mantenere la rotta quando il mercato è in tempesta.

Strategie comuni per l'allocazione

Ok Fede, tutto chiaro, ma come faccio a capire qual è la mia soglia di rischio? E quanto posso mettere davvero nel comparto dinamico?

La verità è che non esiste una formula universale.

Ci sono diversi approcci, ognuno con i suoi pro e contro:

  1. Regola dell'età - Semplice e intuitiva: sottrai la tua età da 100 (o 110, se sei più aggressivo). Quello è il numero di punti percentuali da investire in asset rischiosi.
  2. Approccio modulare - Prima stabilisci un cuscinetto sicuro in liquidità e obbligazioni (per spese impreviste e protezione), poi diversifichi il resto in strumenti più dinamici come azioni, materie prime o settori in crescita.
  3. Ribilanciamento periodico -  Una o due volte l’anno riporti il portafoglio alle percentuali iniziali. Serve a “comprare basso e vendere alto” in modo naturale, evitando che il rischio salga senza accorgertene.

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Un esempio pratico

Luca ha 35 anni, un capitale di 50.000€ e un orizzonte di 20 anni. Ha una tolleranza al rischio media.

  1. Scelta iniziale: 60% in strumenti a rischio (azioni globali ed ETF settoriali), 40% in strumenti difensivi (obbligazioni, liquidità).
  2. Dopo un anno molto positivo, la quota azionaria sale al 70% per effetto del mercato.


A questo punto, un investitore "aggressivo" potrebbe decidere di mantenere la posizione e proseguire.

Luca invece ribilancia, vendendo parte delle azioni e riportando il rischio al 60%. Così protegge i guadagni e mantiene il portafoglio coerente con la sua strategia iniziale.

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Questo approccio riduce la possibilità di errori dettati dall’emotività, e fa sì che la strategia funzioni nel lungo periodo.

Una domanda utile

Non esiste la percentuale perfetta per tutti, ma esiste quella perfetta per te.

Trovarla significa fare un esercizio onesto: se domani perdessi il 20% della parte rischiosa del portafoglio, resteresti fedele al piano o venderesti in panico? La risposta ti dice già il tuo limite massimo.



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Federico Lo Bianco

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